Il mercato dei domini entra nel 2026 con meno enfasi sulla crescita esplosiva e più attenzione alla qualità dell’infrastruttura, alla liquidità dell’aftermarket e al ruolo dell’intelligenza artificiale nella scoperta dei nomi. È il quadro che emerge dal Global Domain Report 2026 raccontato da InterNetX su CircleID, un’analisi che combina numeri di mercato, dati Sedo e temi di sicurezza DNS.
Per chi investe in domini, il punto non è solo che il settore continua a crescere. Il dato più interessante è come sta cambiando la domanda: i domini restano asset di identità, ma diventano anche segnali per motori AI, strumenti di fiducia per utenti e aziende, e componenti operative in un web dove la ricerca non passa più soltanto da una casella Google.
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Un mercato più grande, ma più maturo
Secondo il report, nel 2025 il mercato globale ha raggiunto 386,9 milioni di domini registrati, con una crescita annua del 2,2%. La fotografia è quella di un settore ormai maturo: i legacy gTLD restano centrali, i ccTLD mantengono un peso strutturale e i nuovi gTLD crescono come secondo livello commerciale del mercato, non più come semplice esperimento post-2012.
Il .com continua a essere il riferimento principale, con circa 161 milioni di registrazioni e una forte presenza sui siti sviluppati. Ma il report sottolinea anche la resilienza dei ccTLD europei, dove la crescita è meno veloce ma i tassi di retention restano elevati. Per gli investitori questo conferma una distinzione importante: volume e valore non coincidono sempre. Un’estensione può crescere lentamente e restare molto solida, oppure crescere rapidamente ma richiedere più attenzione su qualità della domanda e rinnovi.
AI: dalla generazione dei nomi alla domanda di nuovi domini
La parte più attuale riguarda l’intelligenza artificiale. Nel sondaggio citato da InterNetX, il 66% dei partecipanti segnala che l’AI ha avuto un impatto su domanda, sourcing o vendite nel 2025. Le aree più evidenti sono la generazione di nomi e la valutazione automatizzata, ma il cambiamento più profondo è a monte: gli utenti non cercano più solo parole chiave in un registrar, descrivono un progetto e si aspettano che un sistema proponga, filtri e configuri il dominio.
Questo sposta valore verso domini chiari, memorabili, coerenti con entità e brand. In un web mediato da agenti e LLM, il dominio può diventare un segnale stabile per identificare un soggetto, una fonte o un prodotto. Non è una garanzia automatica di visibilità, ma rafforza l’idea che un nome pulito e credibile abbia ancora più valore quando la scoperta passa da sistemi automatizzati.
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Aftermarket: Buy Now e canali partner pesano di più
Il report offre anche una lettura interessante dell’aftermarket. Le transazioni Buy Now rappresentano il 76% delle vendite considerate, segno che molti acquirenti preferiscono percorsi rapidi, prezzo visibile e minore frizione negoziale. Inoltre, SedoMLS avrebbe generato il 56% delle transazioni tramite canali partner, superando il marketplace diretto.
Questi numeri sono rilevanti per chi gestisce portfolio: il dominio non deve solo essere “in vendita”, deve essere distribuito dove l’acquirente finale lo incontra durante il percorso di registrazione o ricerca. La liquidità passa sempre più da reti integrate, registrar e flussi di acquisto immediati. Il prezzo medio indicato dal report, 2.753 dollari, e la mediana di 818 dollari ricordano inoltre che il mercato non vive soltanto di vendite milionarie: gran parte dell’attività reale resta nel mid-market.
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Nuovi gTLD e DNS abuse: opportunità e disciplina
I nuovi gTLD hanno ormai un ruolo più definito. Il report attribuisce loro il 12,4% delle registrazioni totali nel 2025 e una crescita annua del 29,9%, con stringhe come .xyz, .top e .shop tra le più visibili per volume. La nuova finestra applicativa 2026 aggiunge un ulteriore livello: brand, community e operatori verticali potranno cercare spazi più controllati, ma dovranno sostenere costi, marketing e gestione operativa.
La sicurezza resta il contrappeso. I dati NetBeacon citati indicano che il phishing domina tra gli abusi osservati e che la maggioranza dei domini abusivi è stata registrata con intenzione malevola, non semplicemente compromessa dopo l’uso legittimo. Il report segnala anche tassi di mitigazione elevati, ma la lezione per registry e registrar è chiara: crescita e fiducia devono procedere insieme.
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La lettura Webinvest
Il Global Domain Report 2026 conferma che il mercato domini non è fermo, ma sta diventando più selettivo. Il valore non dipende più solo dall’estensione o dalla keyword: contano distribuzione, fiducia, uso reale, leggibilità per sistemi AI e capacità di ridurre attrito nell’acquisto.
Per un investitore, la conseguenza pratica è rivedere il portfolio con criteri meno nostalgici. I nomi forti restano forti, ma devono essere esposti su canali liquidi, prezzati in modo comprensibile e difendibili in un contesto dove brand protection e DNS abuse influenzano la percezione di intere estensioni. Il 2026 non premia solo chi possiede domini: premia chi li rende acquistabili, credibili e facili da usare.
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