La scomparsa di Bertrand de La Chapelle, comunicata nei giorni scorsi da diverse voci della comunità Internet e riportata da Domain Incite, non riguarda soltanto la memoria di un ex membro del board ICANN. Per chi segue domini, registry, registrar e nuovi gTLD, è anche un promemoria su un punto spesso sottovalutato: il mercato dei nomi a dominio non vive solo di domanda, prezzi e aste, ma di regole, compromessi istituzionali e fiducia nel processo che governa la root.
De La Chapelle era stato nel board ICANN tra il 2010 e il 2013, anni centrali per l’approvazione e l’avvio del primo grande programma dei nuovi gTLD. Prima ancora aveva lavorato sul fronte diplomatico e di Internet governance, con un ruolo legato al World Summit on the Information Society e al Governmental Advisory Committee. La sua traiettoria spiega bene perché le decisioni ICANN non siano mai puramente tecniche: ogni estensione, ogni contratto di registry e ogni regola di responsabilità nasce dall’incrocio tra interessi commerciali, sicurezza del DNS, esigenze dei governi e libertà degli utenti.
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Un passaggio chiave nel primo round dei nuovi gTLD
Il periodo 2010-2013 è stato uno dei più delicati nella storia recente dei domini. ICANN stava trasformando il programma dei nuovi gTLD da lunga promessa a mercato reale. La discussione non riguardava solo quante estensioni aprire, ma anche come gestire obiezioni, conflitti tra candidati, tutela dei marchi, stabilità della root, rapporti con i governi e ruolo delle community.
De La Chapelle sedette nel board proprio mentre queste scelte prendevano forma. La sua esperienza diplomatica era coerente con un’organizzazione chiamata a mediare tra attori molto diversi: operatori tecnici, governi, imprese globali, registri nazionali, comunità civiche e investitori. Per il mercato, quel passaggio ha avuto conseguenze ancora visibili: molte estensioni nate dal round 2012 sono oggi asset industriali, altre sono rimaste marginali, alcune sono state vendute o riorganizzate, e il secondo round del 2026 viene letto anche alla luce di quelle lezioni.
La notizia arriva infatti in un momento in cui ICANN ha appena chiuso la nuova finestra applicativa per i gTLD 2026. Il confronto tra il primo round e quello attuale è inevitabile. Se nel 2012 l’attenzione era spesso concentrata sull’apertura del mercato e sulla novità dell’offerta, nel 2026 pesano di più sostenibilità operativa, contese, qualità della domanda finale, rischio di name collision, protezione dei brand e capacità dei registry di costruire distribuzione reale.
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Governance non significa burocrazia
Nel linguaggio del domain investing, “governance” può sembrare un termine lontano dalle metriche quotidiane: sell-through rate, rinnovi, comparabili, traffico, domanda end-user. Ma basta guardare agli ultimi mesi per capire quanto sia concreta. Una decisione ICANN può cambiare il calendario di un round, il costo effettivo di un’applicazione, la posizione competitiva di un registry o il destino di un registrar non conforme.
La forza e il limite del modello ICANN stanno proprio nel suo carattere multistakeholder. Non decide un solo soggetto, e questo rende il processo lento, contestabile e talvolta frustrante. Ma la stessa lentezza crea anche un archivio pubblico di razionali, commenti, procedure e responsabilità. Per chi investe nei domini, questo è un vantaggio informativo: consente di leggere in anticipo dove stanno andando policy, enforcement e priorità operative.
La figura di De La Chapelle è legata a questa idea di governance come spazio di negoziazione. Afnic, nel suo messaggio di cordoglio, ha ricordato il suo contributo ai processi multistakeholder e alla cultura dell’Internet governance. La scheda storica ICANN evidenzia lo stesso profilo: diplomazia, società civile, imprenditorialità e partecipazione ai grandi processi internazionali sul futuro della rete.
Perché interessa a registry, registrar e investitori
Per un registry, la governance ICANN determina il perimetro del business: contratto, obblighi di compliance, policy di registrazione, meccanismi di protezione, eventuali restrizioni, procedure di escalation e accountability. Per un registrar, incide su accredito, dati di registrazione, abuse desk, trasferimenti e rapporto con i registranti. Per un domain investor, tutto questo si riflette in liquidità, rischio regolatorio, affidabilità dell’estensione e valore percepito dal compratore finale.
Il round 2026 rende il tema ancora più concreto. Ogni nuova estensione non è solo una stringa: è una promessa di governance. Chi la richiede deve dimostrare di poterla gestire, distribuirla e mantenerla in modo credibile. Chi la compra sul secondario, invece, deve chiedersi se dietro quella namespace ci sia un ecosistema abbastanza robusto da reggere nel tempo.
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Il precedente del 2012 torna nel 2026
La memoria del primo round non serve a celebrare il passato, ma a evitare letture superficiali del presente. Molti errori di valutazione sui nuovi gTLD nascono quando si osserva solo il lancio commerciale: numero di registrazioni iniziali, promozioni, picchi di vendita, aste premium. Nel lungo periodo, però, pesano di più governance del registry, regole di rinnovo, qualità del canale registrar, gestione degli abusi e coerenza dell’identità del namespace.
È qui che l’eredità di figure come De La Chapelle diventa rilevante per Webinvest. Il valore di un dominio non è separato dall’istituzione che rende quel dominio risolvibile, trasferibile, difendibile e riconosciuto globalmente. Senza un processo condiviso attorno alla root, anche la migliore parola chiave perde una parte della propria certezza economica.
Questo non significa idealizzare ICANN. Le critiche su tempi, complessità e costi restano legittime, soprattutto per candidati piccoli e mercati meno rappresentati. Ma il mercato dei domini ha bisogno di un arbitro procedurale abbastanza stabile da permettere investimenti pluriennali. La discussione sulla governance, quindi, non è un lusso istituzionale: è una componente del rischio.
La lettura Webinvest
La scomparsa di Bertrand de La Chapelle ricorda che dietro ogni estensione ci sono scelte politiche e tecniche maturate in anni di confronto. Per gli operatori dei domini, il punto non è trasformare ogni notizia ICANN in una lezione storica, ma riconoscere quando la storia aiuta a leggere il mercato attuale.
Nel 2026, mentre nuove candidature gTLD, contese e strategie di registry tornano al centro, il precedente del 2012 resta la base su cui misurare aspettative e rischi. Le estensioni che diventeranno utili non saranno necessariamente quelle più rumorose al lancio, ma quelle sostenute da governance chiara, distribuzione credibile e uso reale. È una lezione che passa anche dalle persone che hanno costruito il processo, non solo dalle aziende che lo monetizzano.
Fonte: Domain Incite, “Former ICANN director Bertrand de La Chapelle dies”. Fonti di supporto: scheda ICANN di Bertrand de La Chapelle e messaggio di Afnic.
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