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Gressus.com e Gressus.org: doppio RDNH nelle dispute WIPO

22 giugno 2026
Gressus.com e Gressus.org: doppio RDNH nelle dispute WIPO

Due procedure UDRP parallele sui domini gressus.org e gressus.com si sono chiuse con un risultato netto: in entrambi i casi il panel WIPO ha respinto il reclamo e ha riconosciuto un tentativo di reverse domain name hijacking. La vicenda, segnalata da Domain Name Wire, riguarda Guillermo Vázquez Álvarez, che ha provato a ottenere i due domini richiamando un presunto diritto sul segno GRESSUS.

Il caso è interessante per chi investe in domini perché mette insieme tre elementi molto ricorrenti nelle dispute: parola apparentemente distintiva, cronologia dei diritti, prova del targeting. Quando questi tre piani vengono confusi, una UDRP può trasformarsi da strumento di tutela del marchio a tentativo improprio di sottrarre un asset digitale già registrato da altri.

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Perché il panel ha respinto le due UDRP

Secondo quanto riportato da Domain Name Wire, il reclamo contro gressus.org era rivolto a Gressus Ventures LLC. La società resistente risultava fondata all’inizio del 2015, prima del primo uso del marchio rivendicato dal reclamante. Anche se il dominio era stato registrato successivamente, questo elemento rendeva debole l’idea che la registrazione fosse stata fatta per colpire proprio il reclamante.

Nel caso di gressus.com, il dominio era collegato a FindYourDomain, società attiva nell’investimento in domini. Qui il tema era ancora più delicato, perché il nome risultava registrato dal 2004, ma il panel ha considerato anche il possibile momento di acquisizione da parte dell’attuale titolare. Anche ipotizzando una data successiva, però, il punto decisivo è rimasto lo stesso: il reclamante non avrebbe fornito elementi sufficienti per dimostrare che il dominio fosse stato acquisito con l’obiettivo di prendere di mira il suo progetto.

La UDRP non richiede solo somiglianza tra dominio e marchio. Per vincere, il reclamante deve dimostrare anche l’assenza di diritti o interessi legittimi del resistente e la registrazione e uso in mala fede. Nei domini composti da parole latine, termini generici, acronimi o stringhe usate da più soggetti, la prova della mala fede diventa particolarmente importante.

Il peso della parola “gressus”

Un passaggio centrale riguarda la natura del termine. Il reclamante avrebbe presentato GRESSUS come nome coniato, altamente distintivo e fantasioso. Il panel, però, ha osservato che “gressus” è una parola latina ed è usata da più realtà. Questo riduce la forza dell’argomento secondo cui chi registra un dominio contenente quella stringa debba necessariamente avere in mente un solo soggetto commerciale.

Per il domain investing è un punto cruciale. Molti domini di valore derivano da parole brevi, termini antichi, radici linguistiche, concetti descrittivi o nomi utilizzabili in più settori. Il fatto che un’azienda scelga successivamente quella parola come brand non significa automaticamente che tutti i domini corrispondenti siano abusivi. Serve una prova concreta di targeting, non una semplice coincidenza lessicale.

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Reverse domain name hijacking: perché conta

Il reverse domain name hijacking non comporta automaticamente un risarcimento economico nella procedura UDRP, ma ha un peso reputazionale. È una dichiarazione del panel secondo cui il reclamante ha usato la procedura in modo improprio, tentando di ottenere un dominio senza basi sufficienti. Per i proprietari di domini è una tutela importante, perché segnala quando il reclamo non è solo debole, ma impostato in modo scorretto o eccessivo.

Nel caso Gressus, il panel ha dato rilievo anche alla mancanza di un’attività già lanciata e alla debolezza delle affermazioni sul presunto uso pubblico e noto del segno. Questo aspetto dovrebbe interessare sia gli investitori sia le aziende: prima di depositare una UDRP, bisogna ricostruire con precisione date, prove d’uso, titolarità del dominio e ragioni per cui il resistente avrebbe agito in mala fede.

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Per un titolare di marchio, una UDRP preparata male può produrre l’effetto opposto a quello desiderato: non recupera il dominio, espone il brand a una decisione pubblica sfavorevole e rafforza la posizione del registrante. Per un domain owner, invece, il caso ricorda l’importanza di conservare documentazione su acquisto, uso, landing page, trattative, storico del dominio e motivazione commerciale dell’investimento.

La lettura Webinvest

La doppia decisione su gressus.com e gressus.org conferma una linea utile per il mercato: possedere un dominio corrispondente a una parola breve o riutilizzabile non è di per sé cybersquatting. La differenza la fanno le prove. Se il dominio è stato acquistato perché ha valore linguistico, commerciale o di investimento, e non per sfruttare il marchio altrui, la posizione del registrante può essere difendibile.

Allo stesso tempo, gli investitori non dovrebbero leggere questi casi come un lasciapassare. Quando un dominio viene usato per intercettare traffico di un marchio, proporre contenuti confusori, imitare un brand o vendere in modo aggressivo a una controparte specifica, il rischio UDRP resta alto. La protezione migliore è una gestione professionale: domini scelti con logica chiara, pagine non ingannevoli, niente riferimenti a marchi altrui e documentazione ordinata.

Per Webinvest, il messaggio più concreto è questo: la UDRP funziona quando colpisce registrazioni abusive, ma perde credibilità quando viene usata come scorciatoia negoziale. Chi vuole comprare un dominio legittimamente posseduto dovrebbe trattare sul mercato. Chi vuole contestarlo deve arrivare con prove solide, non con una semplice preferenza per un nome già registrato da altri.

Fonti: Domain Name Wire; decisioni WIPO su gressus.org e gressus.com.

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